La Dismorfia Muscolare o Vigoressia- lo Specchio deforme di Adone. -Immagine:© olly - Fotolia.com

LA DISMORFIA MUSCOLARE: PREOCCUPAZIONE CRONICA DI NON ESSERE SUFFICIENTEMENTE MUSCOLATI“.

GLI INDIVIDUI CON DISMORFIA MUSCOLARE VIVONO UN SENSO DI INADEGUATEZZA CHE LI INDUCE AD EVITARE CONTATTI SOCIALI, A FALLIRE FREQUENTEMENTE NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI.

La dismorfia muscolare, secondo Pope, Gruber, Choi, Olivardia and Phillips (1997, p. 550) è una “preoccupazione cronica di non essere sufficientemente muscolati” (o a volte, specialmente in caso di donne, muscolati e magri). Gli individui affetti da dismorfia muscolare sviluppano una marcata dipendenza dall’esercizio fisico (protratto per molte ore al giorno), unita ad un’attenzione eccessiva alla loro dieta.

Inoltre, presentano compromissioni in aree importanti del loro funzionamento (sociale, occupazionale, relazionale): i soggetti affetti da tale disturbo possono allenarsi per più di due ore al giorno, talvolta sacrificando importanti impegni sociali, e compromettendo la loro salute fisica.

Gli studi di Olivardia et al. (2001, pagg. 254–259) hanno confermato ad esempio la rinuncia da parte di alcuni soggetti anche a ruoli di rilievo in affari, in ambito legale o medico, pur di perseguire lo scopo di allenarsi il maggior tempo possibile in palestra. Altri hanno perfino compromesso le relazioni familiari, divorziando dalle mogli perché il bisogno di allenarsi aveva la priorità su ogni altra cosa.

La necessità di sviluppare sempre più massa muscolare conduce la maggior parte di loro a fare uso di sostanze illegali, in particolare steroidi anabolizzanti. Queste sostanze aiutano i muscoli a raggiungere livelli di sviluppo non ottenibili con il semplice esercizio fisico e possono provocare conseguenze negative sia di natura fisica che psichica come aumento dell’aggressività, acne, impotenza. Nonostante i soggetti siano consapevoli di tali effetti collaterali diversi studi dimostrano che l’uso di steroidi è fortemente diffuso (Pope et al. 1997; Blovin & Goldfield 1995).

I soggetti con tale disturbo, inseguendo un ideale corporeo “ipermesomorfico”, ipertrofico (Lantz et al. 2002), utilizzano queste sostanze illegali per poter andare oltre i limiti fisici posti dalla natura umana.

Per ottenere il corpo desiderato non si limitano solo a sottoporsi ad estenuanti esercizi fisici o all’uso di sostanze illegali dannose, ma si sottopongono anche a meticolose diete in cui sono ammessi solo alimenti iperproteici, importanti per lo sviluppo muscolare, mentre sono categoricamente esclusi cibi ad alto contenuto di grassi e carboidrati.

Gonfiano i loro fisici,  eseguendo con grande concentrazione i loro esercizi, affinché il muscolo “straripi” da sotto la pelle, ignari di mostrare il simbolo della loro debolezza psicologica, legata ad una profonda insicurezza dell’identità di genere. I muscoli, infatti rappresenterebbero per loro un mezzo di compensazione per un senso di inadeguatezza circa la propria mascolinità. Infatti, attualmente è ampiamente accettato che la dismorfia muscolare sia più frequente nei maschi, sebbene siano stati documentati anche casi di donne con severa dismorfia muscolare. (Leone JE.Muscle dysmorphia symptomatology and extreme drive for muscularity in a 23-year old woman: A case study. J Strength Conditioning Res 2009;23:988–995 ).

Vigoressia ed anoressia sono concettualmente molto simili differendo solamente in funzione dell’ideale corporeo stabilito culturalmente: questo potrebbe indicare alla futura ricerca, che per trarre delle conclusioni più significative nelle differenze tra maschi e femmine nelle aree dell’immagine corporea e dell’alimentazione, dovrà probabilmente costruire strumenti di valutazione più sensibili alla presentazione sintomatica dei maschi con preoccupazioni legate a queste aree (10,39-40). Questo potrebbe aiutare a differenziare sottocategorie significative di disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati, che sono una categoria rilevante tra i disturbi dell’alimentazione e meglio comprendere l’esperienza dei disturbi nell’alimentazione, nel peso e nella forma del corpo nei maschi.

Pope (2000) sottolinea che più di una distorsione relativa all’immagine dei loro corpi, nei soggetti con dismorfia muscolare, vi è una distorta immagine di se stessi come uomini. L’insoddisfazione nei confronti di se stessi, viene trasferita sul corpo, come debole maschera che cela un vuoto incolmabile. Gli individui con dismorfia muscolare vivono un senso di inadeguatezza che li induce ad evitare contatti sociali, a fallire frequentemente nelle relazioni interpersonali.

Entrambi dispongono di un’autostima, estremamente fragile. Uno degli aspetti più volte sottolineato è la marcata correlazione esistente, per i soggetti affetti da dismorfia muscolare, tra taglia muscolare e autostima. Sembra che quest’ultima dipenda in modo esclusivo da quanto grossi i soggetti sentono di essere. Questo fenomeno spiegherebbe l’esigenza di richiedere costantemente rassicurazioni dagli altri, concernenti lo sviluppo ulteriore della loro muscolatura.

Tale disturbo colpisce in maniera silente la popolazione sportiva soprattutto maschile, “mimetizzandosi” nell’equazione di genere muscolarità=forza. Whitson (1990) argomenta cheper i maschi adolescenti l’apparenza e l’immagine del corpo suggeriscono forza e potere. Ciò può aiutare a spiegare anche l’esca del bodybuilding per i teenagers che hanno paura di non possedere i requisiti della mascolinità egemonica: tuttavia pochi sono gli studi condotti circa la diffusione di questa patologia sia sul territorio italiano che internazionale (Olivardia, 2001); si assume però che il 5% dei maschi che praticano il sollevamento pesi, i power lifters, e i weightlifters ne soffrano (come dagli studi di Choi, Pope, & Olivardia, 2002; Hildebrandt, Schlundt, Langenbucher, & Chung, 2006; Kuennen & Waldron, 2007; Lantz et al., 2002; Maida & Armstrong, 2005; Olivardia, Pope, & Hudson, 2000).

Uno studio italiano condotto su una popolazione di soggetti culturisti maschi (Cella, Buonaiuto, Miraglies, Cotrufo, 2005), con lo scopo di rilevare, in una popolazione di soggetti culturisti maschi, la presenza di quei caratteri psicologici indicati in letteratura (Pope et al., 2000; Olivardia, 2001), e proposti come criteri diagnostici di una Reverse Anorexia (Cella et al., 2005, pagg. 339-341), ha rilevato la presenza di una insoddisfazione per il corpo e una dipendenza dall’esercizio in soggetti che praticano il culturismo in modo agonistico. Questa categoria di atleti manifesta caratteristiche psicologiche omogenee e diverse dal campione di controllo. Risulta, confermato, il dato di unamaggiore vulnerabilità per il disturbo di Reverse Anorexia nei soggetti culturisti che fanno uso di steroidi anabolizzanti (Pope et al., 1993, pagg.. 406 – 409; Blouin & Goldfield, 1995, pagg. 159–165; Pope et al., 1997). La dismorfia muscolare è un disturbo tanto giovane quanto inesplorato. L’insufficienza di ricerche al riguardo e la complessità della patologia non permettono di definire con esattezza le cause del disturbo.

Un recente studio del 2012  (Petroski, Pelegrini e Glaner) condotto su 641 adolescenti maschi e femmine di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, ha evidenziato alla base dell’insoddisfazione corporea, studiata nel campione come percezione di sgradevolezza per il proprio corpo, tre elementi che i soggetti segnalavano come motivanti al cambiamento corporeo. Prima fra tutti lasgradevolezza estetica (mi guardo allo specchio e mi trovo esteticamente sgradevole, non conforme ai canoni di bellezza riconosciuti dalla società di appartenenza); i soggetti maschi tendenzialmente avrebbero voluto essere più muscolati, mentre le femmine dichiaravano di voler essere più magre.

L’insoddisfazione corporea risultava essere correlata successivamente all’autostima del campione: soggetti con maggiore autostima tendevano a percepire una ridotta sgradevolezza per il proprio corpo, mentre i soggetti con bassa autostima presentavano anche un grado di sgradevolezza corporea maggiore. Infine, un numero più ristretto del campione segnalava un desiderio di cambiamento del proprio corpo per ragioni prettamente salutari (essere troppo grasso/a o troppo magro/a significava ammalarsi, un rischio per la propria salute). Lo studio sottolineava anche la necessità di un intervento in chiave preventiva per questa fascia di età per limitare l’insorgenza di Disturbi d’Alimentazione e di Dismorfia muscolare.

BIBLIOGRAFIA:

Fonte: HTTP://WWW.STATEOFMIND.IT/2013/04/DISMORFIA-MUSCOLARE/

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