Alcune riflessioni e iniziative proposte dalla Società Psicoanalitica Italiana.

Intervista a Valeria Egidi Morpurgo a cura di Rossella Vaccaro

Abbiamo chiesto a Valeria Egidi Morpurgo, psicoanalista del Centro Milanese di Psicoanalisi, d’introdurci alle due iniziative in occasione della Giornata sulla Memoria 2015 organizzate dal Centro Milanese di Psicoanalisi.

1) Secondo il Suo pensiero, qual è il valore più importante insito nella Giornata della Memoria?

Il valore della testimonianza delle tragedie storiche collettive. Testimonianza per non dimenticare, non rimuovere, non negare gli eventi e il loro potente influsso che si riverbera per generazioni ed è tanto più nefasto quanto più viene nascosto o negato. Ricostruire gli eventi storici e ricostruire le responsabilità è il primo passo.

2) Cosa aggiungono le conoscenze psicoanalitiche alla riflessione sui traumi collettivi?

Le conoscenze psicoanalitiche ci danno la possibilità di comprendere il funzionamento dei gruppi umani, disoccultando i meccanismi inconsci operanti nei gruppi, che sono stati descritti da diverse teorie psicoanalitiche. In estrema sintesi si tratta della scissione,

proiezione, diniego. In tal modo la psicoanalisi consente di dar conto dell’attacco – che va dal pregiudizio, alla persecuzione, all’aggressione – inferto da un gruppo umano nei confronti di un sottogruppo minoritario di “fratelli” ovvero di “vicini”. Nel contempo la psicoanalisi permette forme di lavoro terapeutico di gruppo e fra gruppi dirette a trasformare il potenziale nocivo del trauma collettivo sulle vittime e che soprattutto cercano di disinnescare il pericolo di ripetizione e di contagio tra le generazioni.

A livello individuale lo studio dei traumi collettivi ha aperto il campo dell’impatto transgenerazionale del trauma, in cui si trovano le dinamiche scissionali e depressive (sindrome del sopravvissuto). Negli ultimi decenni, sulla scorta dello studio dei traumi storici collettivi, è apparso poi un nuovo modo di considerare i traumi di tipo individuale, in cui spicca la necessità di tenere conto sia della realtà “storica” sia della realtà fantasmatica nello studio e nel trattamento dei traumi individuali, che supera la contrapposizione fra teoria del fantasma (Freud) e teoria del trauma (primo Freud e Ferenczi).

3) In “Ricordi della casa dei morti”, Luciana Nissim evidenzia come non ci può essere ricordo se non si ha la possibilità di narrarlo: quale la Sua riflessione, sull’ascolto di una persona che ha vissuto un trauma individuale e collettivo?

Vorrei ricordare, accanto a Luciana Nissim Momigliano, l'”ascoltatore empatico” di Dori Laub, analista che è stato internato da bambino in campo di concentramento, che segnala come senza ascoltatore partecipe non possa esservi, nella vittima, un’elaborazione del trauma subito. Questo vale per il trauma individuale, come per quello collettivo. Ilse Grubrich Simitis negli anni Ottanta indicò la necessità della validazione di realtà del trauma subito: si deve prestare fede al racconto del traumatizzato per non traumatizzarlo nuovamente o spingerlo a meccanismi di difesa o acting out patologici.

da http://www.spiweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5511%3Agiornata-della-memoria-2015&catid=425%3Arotante&Itemid=373

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