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Due mesi di consultazioni online, un milione di accessi al sito, 100 mila questionari compilati, 170 mila partecipanti alle discussioni, 1.650 dibattiti organizzati in tutta Italia (con l’Emilia-Romagna in testa con 256 incontri), 100 organizzazioni e istituzioni che hanno inviato le proprie proposte, oltre 3 mila idee messe sul piatto.
Si conclude così, a distanza di due mesi esatti, la consultazione per la «Buona scuola», il piano di riforma in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha condensato tutte le novità per riorganizzare il sistema educativo italiano. Non sono forse i numeri attesi – considerato che la popolazione studentesca è di 7,8 milioni e che i soli prof sono più di 800 mila – ma danno il segno comunque dell’interesse per un dibattito che riguarda trasversalmente tutte le generazioni e le classi sociali.
Moderni e sentimentali
I più «partecipanti» sono gli insegnanti, è evidente: i temi dell’abilitazione, dei criteri per procedere alle 100 mila assunzioni annunciate, delle ore di lavoro scolastico, degli scatti di merito (che dovrebbero sostituire quelli di anzianità), delle classi di concorso da prendere in considerazione per il prossimo ingresso, sono quelli più «cliccati», proposti e dibattuti. Ben 755 le proposte su norme e procedure da abolire, per lo più sui compiti e i modi di valutare e formare i prof, con oltre 26 mila «mi piace».

Le nuove materie

Ma non mancano nemmeno idee e spunti per svecchiare le classi, introducendo nuove materie (non solo economia e storia dell’arte, ma anche ecologia e mafia), rafforzando le lingue e l’informatica (anche a discapito della religione), istituendo laboratori in tutti gli istituti.
È una scuola laica e moderna, quella che emerge dalle centinaia di proposte che scorrono sullo schermo ( labuonascuola.gov.it) , con un grande bisogno di agganciare l’Europa e i suoi standard di preparazione, ma anche un disperato richiamo alla necessità di non perdere la funzione psicologica, intima, emotiva, dell’educazione: e così si spiegano i consigli, seguiti con interesse, per introdurre l’educazione all’interiorità e alla conoscenza di se stessi. Oppure la spinta -condivisa da centinaia di «like» – a introdurre un pedagogista o un educatore in ogni istituto, per tenere il legame indispensabile tra scuola e famiglia.

La rivolta digitale

Connessione affidabile, veloce e sicura in ogni aula: in forme diverse, il suggerimento di considerare Internet per le scuole al pari dell’acqua o dell’elettricità è diffusissimo, e sono quasi 400 le proposte per innovare la scuola in senso digitale. Una realtà che aveva spinto il ministro Stefania Giannini, che oggi a Matera chiuderà ufficialmente le consultazioni, a chiedere nella legge di Stabilità un fondo ad hoc (45 milioni in tre anni) per dotare le scuole di reti wi-fi. Obiettivo fallito, per ora: ma forse la domanda dal basso servirà a rimescolare le carte. C’è chi propone una «radio liceo», chi di inserire un tecnico informatico in ogni istituto, chi di «usare» gli studenti universitari per lo sviluppo di software, chi chiede costi di connessione non a carico delle scuole, chi punta sulla formazione dei docenti, e chi consiglia di adottare il KeyBook, un libro in cui coesistono contenuti che oggi troviamo su vari strumenti (libri cartacei e digitali, web, social network). Veloce, utile, economico.

I costi per le famiglie

Quello dei costi sostenuti dalle famiglie è uno dei temi caldi. In cima ai pareri, la detraibilità fiscale delle spese scolastiche, anche quelle cosiddette «volontarie» che già oggi le famiglie versano per le spese della frequenza, dai libri ai sussidi, dalle uscite didattiche ai viaggi d’istruzione.
Ma le indicazioni si sprecano: i mezzi gratuiti per gli studenti, la biblioteca del libro usato, i testi e le dispense autoprodotte dai docenti, l’adozione di costi standard, come per la sanità. O l’introduzione del servizio volontario civile, per permettere a genitori, studenti, cassintegrati, di dare il proprio contributo. Perché, come ripetevano ieri gli studenti in piazza, «la buona scuola siamo noi».

da Psicologo d’istituto e radio liceo. Le tremila idee di prof e studenti

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